Storia

ANNI '20/'30

La Maceratese nasce nel 1922 a seguito della fusione di quattro squadre cittadine che, fino a quel momento, avevano dominato il panorama calcistico locale; i primi anni di vita del sodalizio azzurro, primo colore della squadra, poi cambiato in bianco rosso in omaggio al vessillo comunale, sono in chiaro scuro dal punto di vista sportivo, con partecipazioni prevalenti nei campionati regionali, e sicuramente difficili dal punto di vista finanziario. In quegli anni difatti la Maceratese attraversa più di una traversia economica che la spinge nel 1926 quasi alla chiusura e alla cessazione di attività, ma l'abilità diplomatica del presidente Canestrai porterà sempre ad uno sbocco felice ed indolore delle ricorrenti crisi. Alla riforma dei campionati, istituiti su base nazionale, dal 1929/30, la Maceratese si presenta in regola e viene ammessa al campionato di 1°divisione conseguendo una buona posizione in classifica. Ancora 1° divisione nei campionati a seguire, contrassegnati dai derbies all'ultimo sangue con l'Anconitana (l'odierna Ancona), fino alla prima promozione in serie C per il campionato 1936/37. In questa stagione la Maceratese si classifica 8°, piazzamento poi riconfermato anche nella successiva stagione 1937/38. Dal campionato 1938/39 si inizia a parlare di grande Maceratese: la squadra allestita dal presidente, Avv. Filippo Antonelli Incalzi è un vero e proprio rullo compressore, vince partite su partite ed alla fine del torne o è prima assoluta totalizzando 40 punti sui 48 a disposizione, distanziando la seconda classificata, il Civitavecchia, di ben 7 punti. Purtroppo però le finali nazionali per la promozione in serie B non sono altrettanto felici: in seguito ad una sconfitta al "Littoriale" di Bologna con la compagine emiliana del Molinella, la serie B sfuma definitivamente. Come però spesso accade, le grandi delusioni sono terreno fertile per le successive grandi rivincite.

ANNI '30/'40

Difatti nel campionato 1939/40 la Maceratese rivince, dominandolo dall'inizio alla fine, il proprio girone di serie C, e nelle finali nazionali, contrapposta alle forti Vicenza, Varese nonché alla temibilissima Mater Roma di Fulvio Bernardini, riesce a classificarsi seconda ed a conquistare così il passaporto per la serie B. La successiva stagione, 1940/41, è oramai entrata ufficialmente nella storia dello sport cittadino come una delle pagine più fulgide; la piccola e provinciale squadra di Macerata si trovò difatti ad affrontare in B squadroni del calibro di Verona, Modena, Vicenza, Liguria, Alessandria, Pro Vercelli, Pisa, Lucchese, Udinese, Reggiana, Brescia, Padova, Fanfulla, Savona, Siena e Spezia. Purtroppo il sogno, durato un'estate di potersi stabilmente collocare nel gotha del calcio italiano, naufraga presto, e la truppa biancorossa, complice anche la sfortuna che la tormenta lungo tutta la stagione, alla fine retrocede. Val la pena di menzionare gli uomini che il trainer Rossetti utilizzò in quella stagione storica e mai più ripetuta, uomini che in ogni modo furono capaci di vincere ben 9 partite: Baldoni, Belelli, Bruscantini, Cartoni, Del Fava, Giacomozzi, Milli, Morlupi, Calmieri, Pesciaioli, Pierluigi, Piscopello, Sfrappini, Tombesi, Traù, Trillini, Valli, Vecchietti, Volpi. La retrocessione, accolta inizialmente male dalla piazza, tuttavia fu presto dimenticata e seppellita dai tragici echi della guerra che stava per portare orrore e devastazione in Italia. Dopo il fermo bellico, la squadra e la società riprendono le proprie attività nel 1945/46. In quella stagione la Maceratese, presidente Aldo Moretti, può iscriversi al campionato di serie C, conducendo un campionato senza infamia e senza lode che la porta alla salvezza. Il 1946/47 si presenta come l'anno del riscatto; i biancorossi puntano decisamente alla serie B, e cominciano una lunga serie di trionfi che portano alfine la squadra a concludere il campionato al primo posto; in questa stagione si registra uno dei primissimi derby con la Civitanovese, che la Maceratese vince all'andata per 3-0 ed al ritorno, in riva all'Adriatico, impatta sullo 0-0. Dopo aver vinto il proprio girone, dunque alla compagine del tecnico Dal Pont toccano le fatiche delle finali nazionali: la squadra parte bene, ma incappa in una clamorosa sconfitta, forse in assoluto la più pesante della sua storia, perdendo a Grosseto 10-0. La contestazione alla squadra dopo questo scivolone che implica una definitiva rinuncia alle ambizioni di serie B, è durissima, tanto che Dal Pont è costretto a dimettersi. La stagione successiva la Maceratese timbra, con il successo nel proprio girone, il biglietto per la partecipazione alla famosa Serie C di lusso, articolata su quattro gironi.

ANNI '50/'60

Nelle stagioni che seguono la Maceratese si consolida come realtà di serie C, ciò perlomeno fino al 1951/52, anno della retrocessione nell'allora quarta serie; la retrocessione, determinata da una gravissima crisi finanziaria cui nessuno, neppure il presidente Nansen Cola, riesce a far fronte, crea uno strascico incredibile di tre retrocessioni, che fanno piombare la Maceratese in 1° divisione nella stagione 1955/56. Toccato il fondo non resta che risalire, ed ecco che la società, sotto la guida del neopresidente Umberto Androni, punta al riscatto. Viene sistemato il bilancio, la rosa viene rimpolpata e ringiovanita, ed alla fine del torneo i biancorossi possono festeggiare la promozione in Promozione. In quegli anni difatti la Un anno di assestamento in Promozione, ed ecco che la risalita in quarta serie diviene realtà, sotto il nuovo presidente, il Senatore Elio Ballesi, la Maceratese inizia a risalire verso quelle che erano le posizioni un tempo a lei consone. Ed ecco che vincendo il torneo 1958/59 di Promozione, i biancorossi acquisiscono il diritto di partecipare al campionato di serie C 1959/60; da notare che di quella formazione facevano parte Brizi e Prenna, entrambi poi ceduti alla Fiorentina. Detto per inciso, Brizi è stato anche l'unico giocatore maceratese a vincere uno scudetto, nel 1969 con la squadra gigliata, ed a vestire la maglia azzurra della nazionale. Dalla serie C parte il progetto di rivitalizzazione della società da parte del Presidente Ballesi: viene iniziata un'intensa campagna di reclutamento volta ad allargare le casse della società, ed al contempo la Maceratese, con l' istituzione del circolo dei soci della "Sportiva", entra anche nel sociale radicandosi sempre più nel cuore degli sportivi e della città intera. Parimenti, insieme a quello prettamente societario, cresce anche lo spessore della squadra in senso stretto, che nella stagione 1966/67 sfiora la serie B giocandosela fino all'ultimo col Perugia. In quell'anno l'allenatore Giammarinaro ha a disposizione due tra i più grandi calciatori della storia della Maceratese: Dugini e Turchetto, che sono ben assistiti da una squadra formidabile composta da altri grandissimi elementi quali Ferretti, Alessandrini, Rega, Prenna, Morbidoni, Feresin. Purtroppo però come già detto, i sogni di gloria della Maceratese si infrangono a Perugia, ove vengono sconfitti per 3 a 1 lasciando così il via libera ai grifoni per l'accesso in serie B. Si respira, dopo la cocente delusione un'aria di smobilitazione generale, Dugini e Turchetto vengono venduti al Perugia facendo così sorgere malumori tra la tifoseria già di per sé scossa dalla rocambolesca mancata promozione. In seguito Turchetto militerà anche con il Como.

ANNI '70/'80

In seguito la Maceratese retrocede in quarta serie dalla quale riesce a riemergere nel 1970/71, ma la serie C si rivela troppo impegnativa dal punto di vista sportivo e finanziario, ed allora ecco una nuova retrocessione che culmina in quasi dieci anni di oblio fino al 1979/80. Tuttavia vengono sfornati in questi anni calciatori come Dino Pagliari, che poi sarà ceduto alla Fiorentina (attualmente è tecnico della Fermana in C1). La riconquista della C2, istituita da appena due anni nel quadro della riforma dei campionati, è firmata dalle prodezze della coppia d'oro Pagliari - Morbiducci. Il Senatore Tambroni è il presidente di quegli anni, affiancato a livello operativo dall'avvocato Giancarlo Nascimbeni; anche nel campionato 1980/81 la truppa biancorossa con i suoi due alfieri accarezza il sogno del salto di categoria; alla fine la C1 non arriva, visto il terzo posto dei maceratesi alle spalle del Padova e dei cugini della Civitanovese. Nonostante anche in questo caso la promozione sfumi proprio in dirittura d'arrivo, allo stadio Appiani sconfitta per 2-3 dopo un' epica partita, la Maceratese si toglie molte soddisfazioni, come quella di battere la Civitanovese, fin lì ancora mai sconfitta, all'Helvia Recina di fronte ad un pubblico record ammontante a 10700 unità; quella storica data, il 5 aprile 1981 a Macerata è ancora ricordata. La squadra si stabilisce in serie C2, adottando una politica di valorizzazione dei giovani che porta a sfornare atleti del calibro di Alessandro Porro, successivamente alfiere del Foggia dei miracoli di Zeman, Nello Malizia, successivamente portiere dell'Atalanta, Troscè, che andrà al Bologna, per non dire di Giovanni Pagliari, giocatore del Perugia in serie B. Il progetto di consolidamento in serie C purtroppo però è stoppato da una gravissima crisi finanziaria che si abbatte sul sodalizio biancorosso; la squadra deve essere giocoforza smembrata, ma ciò comporta inevitabilmente un indebolimento del team; le giovanili vengono promosse in forze in prima squadra, ma purtroppo la voglia di far bene e l'esuberanza dei giovani non basta e si va incontro ad una serie allucinante di retrocessioni, fino a quella dalla Promozione alla 1° categoria. Inoltre la crisi economica diviene sempre più acuta, e, nel luglio/agosto del 1989, la gloriosa S.S. Maceratese deve chiudere i battenti.

ANNI '90

Lo scoramento della città è grande, i colori biancorossi e l'eredità storica del glorioso sodalizio scomparso, vengono spartiti tra il Macerata Calcio, militante in 1° categoria e la neonata Maceratese '89 iscritta al campionato di 3° categoria. Le due compagini vengono promosse per due anni di seguito, ed infine nell'estate del 1991 si raggiunge l'accordo per la fusione tra le due società, al fine di ricreare una nuova entità vincente. Viene così fondata la A.C. Nuova Maceratese, che rilevando il titolo sportivo del Macerata Calcio, si iscrive al campionato di Eccellenza Regionale. La squadra del neo presidente Maurizio Mosca, allenata da Massimo Silva, va incontro ad un grande campionato, che vince con pieno merito dopo un appassionante testa a testa con l'Osimana. Confermato il mister, ecco che ci si appresta ad una nuova avventura in serie D; la squadra viene rinforzata con acquisti mirati, ottimi giocatori di categoria, e con la stella indiscussa, lo jugoslavo Boro Cvetkovic, ex serie A con l'Ascoli, ex Stella Rossa, già capocannoniere della Coppa dei Campioni nella stagione 1986/87. La squadra di Silva marcia come un treno e da' vita ad un acerrimo testa a testa con il Forlì; lo scontro diretto, in programma all'Helvia Recina il 23 marzo 1993, si risolve però con una cocente sconfitta casalinga che manda nel dramma i più di 6000 spettatori accorsi. Tuttavia la Maceratese non si da' per vinta, ed infila una clamorosa serie di sei vittorie consecutive, conquistando alfine l'attesa promozione e quella C2 mancante da un lustro. Il ritorno in C2 , intervallato da un anno di serie D in seguito ad un maledetto play out perso rocambolescamente a Cecina, fa rifiorire come non mai l'entusiasmo verso la creatura biancorossa presieduta da Stefano Monachesi, subentrato nel 1996 a Mosca, che, nel 1996/97, rischia addirittura di compiere il grande salto e salire in C1. Purtroppo ancora una volta uno spareggio è fatale, il 15 giugno del 1997, a Reggio Emilia, la Maceratese incontra nella finale play off il Livorno; ci sarebbero tutti gli ingredienti per far gioire i più di 3000 maceratesi accorsi a Reggio, ma la squadra, forse risentendo eccessivamente della pressione che l'evento determina, perde nettamente per 3-0.

ANNI 2000

Seguono anni altalenanti di presidenza Monachesi, buone squadre vengono allestite, ma mai si riesce a fare il salto di qualità. Seguono le travagliate vicende legate alle gestioni dei presidenti Bonsignore e Rovelli segnate da deludenti risultati sportivi e la retrocessione nel campionato di Eccellenza. All'inizio della stagione 2004/2005, la svolta, con l'acquisizione della società da parte del gruppo presieduto da Gaetano Malavolta che getta le basi per la rifondazione societaria e per la risalita della squadra verso categorie più ambite. Il primo anno di presidenza Malavolta e guida tecnica affidata a Francesco Nocera porta la Maceratese in serie D, con un ruolino di marcia impressionante. Nella stagione 2005/2006 viene confermata l’ossatura della squadra vittoriosa nel campionato di Eccellenza e riconfermato Nocera come allenatore. Nel girone l’avvio fulminante è del Val di Sangro che stacca in grande anticipo il biglietto per la C2; la Maceratese, nella quale è entrato come socio Andrea Barcaglioni, disputa un campionato buonissimo, piazzandosi terza alla fine della regular season. I play off promozione non sono dello stesso tenore ed è Tolentino a proseguire l’avventura per la promozione in C2. A giugno 2006 finisce anche l’era Malavolta. La società è rilevata interamente da Andrea Barcaglioni che ne diventa Presidente. La nuova dirigenza imposta da subito una politica incentrata sul settore giovanile, ridisegnando completamente anche la fisionomia della prima squadra. Innanzitutto puntando su una serie D disputata da giovani locali e viciniori e investendo uomini e risorse sui campionati giovanili Juniores, Allievi e Giovanissimi. Un inizio ed una scelta che solo il tempo potranno confortare; il tempo, il lavoro e la pazienza necessari per dare spazio ai giovani del territorio uniti agli sforzi della dirigenza e all’entusiasmo dei tifosi e degli sportivi. Le stagioni 2006-07 e 2007-08 sono la fotocopia di due anonimi campionati con il club che si salva solo nelle battute finali grazie a uomini di carattere e grinta come Salvatore Fusco e Giovanni Fenucci e grazie ai gol di Alessandro Smerilli e Giorgio Galli. Da ricordare che nella stagione 2007-08 si era partiti con l'obiettivo play-off (ottimo avvio 2-2 a Campobasso) e invece si è rischiato fino all'ultima giornata di giocare i play-out. Al termine della stagione arriva l'ennesimo cambio di dirigenza; infatti il 27 maggio 2008 viene resa nota la notizia che il 98% delle quote in possesso di Andrea Barcaglioni vengono cedute in blocco al nuovo proprietario della Maceratese, Umberto Ulissi, imprenditore edile. A metà giugno vengono presi Giorgio Carrer come Direttore Sportivo e Pasquale Minuti come nuovo trainer. Con clamorosa puntualità ad ottobre cominciano a girare insistenti voci su una possibile cessione della società, sul bisogno di nuovi soci e addirittura sul reale rischio di fallimento. I giocatori, i collaboratori, i dipendenti, gli allenatori portano avanti l'attività sportiva per mesi tra mille difficoltà e senza stipendio, togliendosi diverse soddisfazioni nel settore giovanile (Torneo Cleti e Città di Filottrano). Per ciò che riguarda il campo, nella stagione 2008-09, la squadra parte malissimo e conclude penultima retrocendo in Eccellenza, nonostante l'ottimo girone di ritorno e il fatale ultimo minuto di Trivento. Ad aprile 2009 il Tribunale di Macerata ufficializza il fallimento della società. Ma grazie alla FIGC, la Fulgor Maceratese eredita il titolo sportivo della società fallita. La prima stagione nell'Eccellenza non è molto esaltante e si conclude con un 12° posto finale e con la salvezza raggiunta nelle ultime di campionato.

ANNI '10

L'annata successiva si rivela fallimentare come la precedente, con la squadra che si salva solo ai play-out. Al termine della stagione il presidente Massimo Paci lascia la società nelle mani della Dottoressa Maria Francesca Tardella che cambia la denominazione, tornando al più tradizionale Società Sportiva Maceratese 1922. Con lei arrivano il nuovo ds Claudio Cicchi e il nuovo trainer Guido Di Fabio.

 

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